Giovedì, 01 Settembre 2016 22:42

I Campi Flegrei

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Campi Flegrei vista dall'alto Campi Flegrei vista dall'alto Fonte: www.vulcanosolfatara.it

La città di Napoli anche per chi ci vive da sempre è una continua scoperta e riesce a sorprenderti con i suoi luoghi ricchi di storia che non moriranno mai.

Oggi voglio condividere con voi la storia di una delle zone vulcaniche più ampie della città di Napoli, I Campi Flegrei. Una zona situata nell’area nord-ovest di Napoli e che ha un’ampiezza che va dai 12 ai 15 km circa.

I Campi Flegrei e tutta la zona limitrofa hanno subìto nei secoli svariati mutamenti non solo per la loro antica attività vulcanica ma anche per il fenomeno del bradisismo, un vulcanismo secondario, che caratterizza l’intera zona. Nei secoli dunque sia la forte attività vulcanica che questo frequente abbassamento, definito come bradisismo positivo, e innalzamento, definito invece come bradisismo negativo, hanno contribuito ai numerosi cambiamenti strutturali dell’intera area flegrea.

Visti dall’alto si nota come i Campi Flegrei non hanno quella tipica forma vulcanica ma quella di una grande conca di forma ellittica, che in vulcanologia viene definita come caldera, uno svuotamento del vulcano dovuto ad una forte eruzione. Una caldera oggi in stato di quiescenza.

Il nome Flegrei deriva dal termine greco flègo, ardo, brucio. Erroneamente si potrebbe dedurre che il nome abbia origine proprio dalle caratteristiche del territorio flegreo e dalle sue eruzioni ma in realtà il suo nome era già in uso ai tempi dei romani quando però il vulcano era in stato di quiete. Allora perché Campi Flegrei? In realtà tutta la zona è costituita da fumarole e acque e sorgenti termali, già utilizzate dagli antichi romani, da qui Campi Flegrei.

Ogni eruzione ed ogni spostamento del suolo hanno portato alla nascita di quello che nel 2003 è stato istituito come il Parco Regionale dei Campi Flegrei con la Legge Regionale della Campania n. 33 del 1 settembre 1993. Il Parco è stato creato per proteggere costantemente e progressivamente l’intera area definendo tre zone da integrare, tutelare e controllare.

Per farci un’idea, l’area flegrea comprende le zone di Agnano e Fuorigrotta, Pozzuoli, Bacoli, Baia, Quarto e le isole di Ischia, Procida e Vivara.

malazè NA 2016

Gli studi geologici riportano come gli spostamenti della terra e le varie forti eruzioni hanno portato alla luce minerali, rocce, pietre che caratterizzano tutto il territorio, i banchi di piperno, il tufo grigio e l’ignimbrite campana tipici della Collina dei Camaldoli della zona di Cuma e in qualche zona più profonda del Monte di Procida. In particolare la roccia effusiva dell’ignimbrite si trova in quasi tutta la regione Campana a seguito di una forte eruzione del vulcano Archiflegreo, un evento avvenuto 39.000 anni fa; iI tufo giallo prodotto invece da un’eruzione di un vulcano subacqueo, dove i resti del cratere sono costituiti dalla collina di Posillipo, quella dei Camaldoli, Quarto, il monte di Cuma, Licola e del Monte di Procida; la tipica pozzolana bianca che caratterizza tutta la zona dei Campi Flegrei la cui difusione deriva anch'essa da una forte attività eruttiva.

Tutte queste eruzioni hanno creato nel tempo nuovi monti e colline e ne hanno sommersi altri, 3 e 800 anni si sono formati il lago d’Averno e il Monte Nuovo, come così anche il Lago di Lucrino. E come nel tempo fenomeni di bradisismo hanno fatto riemergere dalle acque le tre colonne del Tempio di Serapide, l’antico mercato di Pozzuoli.

L’ultima eruzione significativa è stata quella del Monte Nuovo avvenuta nel 1538, innalzamenti e abbassamenti della terra anche se lievemente sono stati registrati fino al 2005.

La Solfatara, le Stufe di Nerone, la Casina Pompeiana, il Monte Nuovo e il Monte Gauro. La galleria di tufo scavata dai romani che dai Campi Flegrei porta a Napoli, la grande cisterna della Piscina mirabilis costruita dai Romani. Il Lago d’Averno e il Lago Lucrino, un tempo il porto militare degli antichi romani.

Si tratta di un territorio ricco di storia e di bellezze naturali uniche, da preservare e proteggere, e che sono e possono essere visatati e vissuti in qualsiasi periodo dell’anno.

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Letto 1837 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Settembre 2016 13:05
Mariangela Spampinato

Sociologa e attenta osservatrice, mi piace confondermi con tutto ciò che mi circonda e imparare a scoprire nelle cose quel valore a volte nascosto.  Dalla natura al buon cibo, dalla lettura all’arte, dai meravigliosi viaggi nel mondo a quelli nella mia città, ricca di storia e cultura. Fotografando ciò che guardo è una delle esperienze che più arricchisce il mio osservare. 

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